Lavorare in rete.

Nelle grandi aziende i computer sono collegati tra di loro tramite una rete interna, ogni computer non è più una memoria singola ma parte di un sistema più complesso. Questo, praticamente, si traduce nel fatto che i dati elaborati da un computer possono essere resi disponibili anche per gli altri pc e la postazione individuale passa in secondo piano rispetto a quella collettiva. Generalmente ad ogni utente viene assegnata una password personale con il quale effettua l’accesso, autenticandosi, e da quel momento tutto il lavoro svolto in rete è “mappabile” ovvero rintracciabile.
Quando si lavora in rete vengono attribuiti permessi e limitazioni alle cartelle, generalmente viene riconosciuto il diritto di visione ma non di modifica da parte delle altre persone, questo per evitare comunque intromissioni indesiderate e distrazioni a volte pericolose. C’è da dire che nelle grandi aziende i server salvano i dati in memoria per cui è spesso possibile, attraverso un punto di ripristino, recuperare un documento erroneamente cancellato.
Quando si elimina un documento della rete, infatti, questo non finisce nel cestino personale (a meno che non lo si salvi prima in c) ma viene eliminato dal sistema. Per i documenti più importanti o per i modelli che si utilizzano spesso, può essere utile un salvataggio anche in c, ovvero in quella che è la memoria individuale dei pc.

Il disco c è generalmente un disco personale dove le altre persone non hanno i permessi neanche di lettura, salvo il fatto che, sempre nelle grandi aziende, esiste sollitamente un servizio che si occupa dell’informatica e questo è dotato delle password di accesso per entrare ovunque.
Se vogliamo tutelare una cartella in modo più sicuro ancora (per quanto nella rete la privacy sia relativa e secondaria) possiamo provare ad intervenire sui permessi. Non è detto che si riesca a modificarli, molto dipende da quanto è stato competente chi li ha stabiliti, ma potrebbe esserci un piccolo “bug” di sistema che vi riconosce comunque quali proprietari del documento e vi lascia stabilire ulteriori modificazioni. Per vedere chi ha accesso ad una determinata cartella basta posarcisi sopra e con il tasto destro del mouse chiederne le proprietà. Dal menu Generale possiamo vedere se la cartella è visualizzabile normalmente (sola lettura) o nascosta. Le cartelle nascoste non spariscono agli occhi altrui, semplicemente per vederle occorre richiamarle. Dal menu condivisione è meglio assicurarsi che la cartella non sia condivisa (se parliamo di un file salvato in c, ovviamente) mentre richiamando la protezione si ha l’elenco delle persone che hanno i diritti d’accesso. E’ in questa fase, e solo per il disco fisso, che si può provare ad eliminare gli altri utenti (admin vari) e mantenere solo il proprio profilo. In questo modo la cartella diventa “inesistente” per chi non può vederla, anche se c’è da dire che chi lavora nei reparti informatici è generalmente ben istruito sulle leggi riguardanti la privacy e rispetta la natura del disco fisso in quanto “personale”, ma ci sono sempre le eccezioni, e sapersi tutelare può essere utile. Del resto, anche se i computer assegnati per lavoro sono vincolati ad usi esclusivamente inerenti il lavoro, possono esserci dei file riguardanti la cartella personale dei dipendenti che non si vuole fare circolare, magari la copia scannerizzata della busta paga, gli orari di ingresso, l’elenco delle assenze o delle astensioni. Insomma, ognuno può avere diritto a voler tutelare i propri dati personali in ambito lavorativo.
Infine, l’ultimo menu “personalizza” ci permette di associare un’immagine alla nostra cartella, ovvero di cambiare l’icona con cui questa viene rappresentata. Può rivelarsi utile per riconoscere a prima vista un documento se si lavora prevalentemente in anteprima.
Un’altra prerogativa della rete è che il vostro computer salverà i vostri documenti con una sigla, o un nome, spesso assegnato con la concessione della password. Questo nome si può però modificare. Se aprite un documento di rete e ne chiedete le proprietà potrete visualizzare il nome di rete di chi l’ha salvato per l’ultima volta ( o di chi l’ha redatto).
Ma se chi l’ha salvato ha modifciato il proprio nome di rete, voi crederete che a salvarlo sia stata un’altra persona.
Come si cambia il nome? Molto semplicemente, da word si clicca su strumenti e poi su opzioni, e da questa mascherina si seleziona Inf. Utente. A questo punto potete sovrascrivere il vostro nome con il nome di chiunque e risulterà lui l’autre dell’ultimo salvataggio.

Da excel dovrete invece andare su strumenti, opzioni e poi generale e ripetere la procedura. Insomma, evitate di fare cose illegali ma se vi accorgete che nel vostro pc i file vengono modificati e non da voi , pur risultando voi l’autore, ecco cosa potrebbe essere successo, che qualcuno vi vuole giocare un brutto tiro....

Una delle funzioni più utili del lavorare in rete è la ricerca, fonte di informazioni sempre preziose, prima di farla partire decidete da che grado di cartelle può essere utile amplarla, una ricerca su tutta la rete richiederà molto tempo, una ricerca sulla cartella di una sola persona decisamente meno.
Anche in questo caso, per lanciare una ricerca, basta cliccare con il tasto destro del mouse e definire i parametri da seguire (la data, per esempio, o una parola contenuta nel testo ecc.... ecc....)

Insomma, lavorare in rete può essere il modo migliore per reperire le informazioni più rapidamente e collaborare con i colleghi, ma ricordiamoci sempre che tutto quello che pubblichiamo in rete è visibile agli altri, senza contare che spesso per problemi di spazio vengono identificati i file troppo voluminosi, questo per dire che se scaricate la memoria della vostra macchina fotografica in rete potreste rischiare di non trovarle più il giorno dopo

Grandi marche

2 commenti:

  1. Gli utenti non dovrebbero pasticciare con i permessi delle cartelle. Oppure sono invitati a farlo dalle ditte esterne che poi possono guadagnare per sistemare i pc bloccati "senza aver fatto nulla".

    Esiste una cartella utente in cui salvare i propri file. Windows non permette la lettura di una cartella utente a un utente non amministratore, a meno che non sia condivisa in rete. Quindi non c'è motivo di essere paranoici.

    Questo in una azienda in cui esiste la figura o il cellulare almeno di un tecnico informatico.

    In ogni caso, sappi che mettendo mani dove non devi sei passabile di richiami e/o licenziamento a seconda della gravità dei casi.

    Gli informatici che ficcano il naso dove non devono o non tutelano la privacy, rischiano il licenziamento in tronco per giusta causa, quindi ci stanno ben attenti.

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    1. Non so in quale azienda lavori tu, ma dove lavoro io (ed è una grande azienda come molte altre aziende in cui ho lavorato in passato) le cartelle sono accessibili a gruppi di persone. Se i permessi fossero limitati a un solo utente non si potrebbe lavorare in gruppo. Il problema è che molte persone non sanno usare il pc, non hanno intenti fraudolenti, ma "inavvertitamente" anzichè copiare un file, lo spostano (cosa che il sistema spesso permette, anzichè impedirlo come il salvataggio, protetto dai diritti di scrittura).

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